Gli unici Sarcofagi antropoidi della Sicilia sono quelli di Pizzo Cannita

Pizzo Cannita, severa minuscola altura ubicata in prossimità del fiume Eleuterio


nella parte sud-orientale della Conca d’Oro è un luogo dove, durante il VI-IV secolo a.C. si insediò una popolazione autoctona con l’intenzione di difendere la ricchezza originata dal corso del fiume. Questo fu possibile stabilirlo solamente dopo il ritrovamento di una necropoli che fu rinvenuto tra le ultime abitazione di Portella di Mare e la Montagnola Villa con il fulcro identificato proprio sull’altura.

Episodio casuale che avvenne solamente durante il XVII secolo ad opera di alcuni scavatori di pietra e ben evidenziato dal ritrovamento di due sarcofagi antropoidi scoperti nel 1695 e nel 1725 e probabilmente ricollegabili a due sacerdotesse custodi del culto di Cronos.

I sarcofagi di Pizzo Cannita sono esemplari unici aventi queste caratteristiche che sono stati ritrovati in Sicilia e riconducibili all’arte fenicia.

La singolarità si deve anche al fatto che le tombe dove sono stati recuperati i Sarcofagi di Pizzo Cannita, erano caratterizzate da un originale mix di situazioni in quanto oltre alle inumazioni dentro i sarcofagi, sono stati scoperti anche una cremazione all’interno di un’urna cineraria e un altro sarcofago però coperto da un una teoria di grandi tegole.


I due Sarcofagi di Cannita


Si parla della scoperta del primo dei due Sarcofagi di Pizzo Cannita in un libro del 1697 ad opera di Vincenzo Auria dal titolo Historia cronologica della Signori Viceré di Sicilia. Infatti viene riportato il ritrovamento avvenuto a cura di certi scavatori di pietra che, in data 20 settembre del 1695 in zona Cannita, trovarono una tomba del tipo a camera, sigillata da una pietra di forma rettangolare che, una volta rimossa, permise di vedere un grande sarcofago giacente in una profonda fossa a sua volta coperto da altre lastre di pietra. Oltre al sarcofago era presente anche un ricco corredo funerario che includeva diverse e variegate ceramiche, piatti e vasellame, oggetti in vetro e in alabastro, oggetti in bronzo, anelli, preziosi, monete, perle e una fascia d’oro.

Se di questo tesoro si persero immediatamente le tracce, del sarcofago si recuperò solamente il coperchio su cui si trovava una figura scolpita a rilievo avente le fattezze di una donna vestita con un lungo abito aventi maniche a pieghe e braccia accostate al corpo. Il reperto, per le sue peculiarità, venne datato intorno alla prima metà del V secolo a.C. in quanto lo stile classico della scultura in rilievo, appariva inconfondibile seppur tipicamente orientale. Il reperto venne portato al Duca di Uzeda a quell’epoca facente le funzioni di Viceré di Sicilia che lo tenne con se fino al momento della sua partenza definitiva dall’isola allorquando lo donò a Giuseppe Valguarnera, Pretore di Palermo e Principe di Niscemi.


Il secondo sarcofago di Pizzo Cannita


Il secondo sarcofago fu anch’esso casualmente scoperto nel 1725 e se ne parla in una relazione scritta dall’abato Michele Del Giudice nella quale accenna anche ad un terzo sarcofago addirittura riprodotto come illustrazione dallo storico olandese Philippe D’Orville. Furono sempre degli scavatori a trovare il prezioso reperto che fu ritrovato al fondo di una camera sotterranea nei pressi della località di Fondovilla.

L’operazione di recupero fu alquanto complessa dal momento che un poderoso masso di travertino ostruiva l’entrata al sepolcro che quando venne ridotto a pezzi consentì la visione del sarcofago del quale fu impossibile l’apertura a causa dell’eccessivo peso del coperchio. Gli scavatori decisero di avvertire il Principe di Cattolica don Francesco Bonanno-Del Bosco che assunse l’onere di risolvere il problema.

Una volta aperto, il corredo funerario che fu trovato al suo interno comprendeva diversi amuleti in avorio, un vaso di colore nero e alcuni frammenti di metallo. Molto differente rispetto al primo, è lo stile della figura in rilievo presente in questo secondo sarcofago che vede la testa a tutto tondo avente capelli che scendono ai lati di un viso largo pronunciato. La figura del corpo evidenzia un abito panneggiato dove emergono sporgenti seni.

I due sarcofagi, restaurati dopo l’Unità d’Italia e sistemati tutt’ora nel Museo Archeologico Regionale A. Salinas a Palermo, sono considerati dagli esperti dei veri e propri unicum che esemplificano i sarcofagi antropoidi. Ecco il motivo per il quale recarsi a vedere le sacerdotesse fenice di Pizzo Cannita rappresenta una opportunità per vedere qualcosa di veramente originale che difficilmente si potrebbe trovare nuovamente.

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